Siamo in periodo di ciliegie. Da nord a sud il nostro paese è pieno di campi pieni di questi piccoli e profumati frutti. Sono moltissime le varietà di ciliegia presenti in Italia e, in generale, tutte quante presentano grandi benefici per il nostro organismo. Sono infatti fonte di elevate quantità di proteine e oli vegetali, vitamina A, vitamina C, potassio e fosforo. Secondo uno studio della Michigan State University, le antocianine (contenute in elevate quantità) inibiscono la cicloossigenasi, gli enzimi che rispondono a processi infiammatori segnalando la sensazione di dolore; il risultato è simile a quello dell’aspirina e dell’ibuprofene senza però effetti collaterali. Le antocianine hanno inoltre un’azione antiossidante e sono efficaci nell’inibire il cancro al colon (uno dei più noti problemi legati all’eccessivo consumo di carne rossa). Le varietà coltivate in Italia sono moltissime, tuttavia la gran parte di queste non incontra il favore del mercato. La grande distribuzione ci ha abituati a desiderare e preferire le varietà grandi, con molta polpa e di colore rosso intenso. Le altre varietà, dai colori più disparati, trovano il favore del mercato in base a quanto più si avvicinano allo stereotipo della ciliegia perfetta. Poco importa se la bellezza e la polpa presentano minor carattere territoriale e sono anche poco interessanti sotto il profilo organolettico. Il mercato dice: meglio belle e grandi. Vale, però, la pena di scegliere il cibo in base alla perfezione estetica (che spesso significa antiparassitari) o al gusto?

Un caso che vorremmo proporvi è il Durone di Costasavina, borgo agricolo a due passi da Pergine all’imbocco della Valsugana. La zona è notoriamente vocata alla produzione di piccoli frutti, non per niente la Sant’Orsola, azienda leader nel commercio di questi prodotti ha sede lì a due passi.

Senza cascare nella rete della lotta all’industria alimentare, ci sembra il caso di parlare e diffondere la conoscenza di quei prodotti locali che anno dopo anno perdono letteralmente terreno rispetto alle varietà commerciali. Il Durone di Costasavina, prodotto che la Comunità del cibo Slow Food della Valsugana sta cercando di studiare per scoprirne meglio storia e proprietà, è, come accennato, una eroica testimonianza del tempo che fu. E’ buona, saporita, croccante e rara. Però è piccola, si conserva male nei frigoriferi e gli alberi che la producono sono troppo alti e frondosi e occupano troppo spazio nel terreno. Le varietà commerciali sono già state nanizzate dalle ricerche agronomiche, hanno pochi rami e tanti frutti, e reggono meglio nel tempo. Questa è la ricetta dell’insuccesso commerciale di questi rari frutti, questa la causa di una sua probabile scomparsa.

Slow food cerca da vent’anni di proteggere la biodiversità agricola del pianeta e ora ha cominciato ad interessarsi anche a questa vecchia rarità. Insieme alla fondazione Edmund Mach stiamo iniziando un percorso di studio del prodotto e chissà cosa potremo scoprire.

Tutto ciò merita una rapida riflessione: il cibo deve essere buono e fare bene, ed è importante che chi ogni giorno compra un prodotto alimentare pretenda da chi produce o distribuisce un pò di trasparenza e la garanzia della qualità del prodotto. Altrimenti non ci sarà progresso, ma solo altra ignoranza e non capacità di leggere il mondo in cui viviamo. L’alimentazione è sempre più volano di conoscenza di noi stessi e delle nostre radici. Se le perdiamo, presto non sapremo più identificarci in nessun luogo e in nessuna cultura. Cittadini omologati, distratti e senza tradizioni di un vasto e insapore mondo.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: